Niscemesi - Urban blog di Niscemi

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martedì, 10 marzo 2009

MUOS: un cocktail all'italiana che fa male alla salute

Chissà perchè le altre installazioni di telecomunicazioni militari, simili al MUOS istallate sul territorio degli Stati Uniti e negli altri Paesi alleati, sono ubicate in zone desertiche lontane dai centri abitati, mentre in Sicilia non hanno trovato di meglio che tentare di istallarne una a 3 km da un centro abitato.

Probabilmente gli Americani e i paesi ospitanti hanno fatto molta attenzione quando si é trattato di istallarli a casa loro, mentre da noi hanno avuto la fortuna di trovarsi pronto un cocktail all’italiana fatto di negligenza di politici locali e di amministrazioni (in)competenti, buona dose di sudditanza e un pizzico di pressione made in USA; sarebbe bastato sheckerarlo (leggi installarlo) senza fare troppo rumore e puff, ecco bello pronto un bel forno a micro-onde (grande quanto un campo di calcio) per i nostri poveri concittadini...

«Ma che araveru u guvernu ni mittissi ssa cosa vicinu 'n casa se fussi dannusa ? » pensano alcuni ingenui Niscemesi. Ebbene diremmo proprio di no….se il “Governo” (e non solo lui) avesse fatto in pieno il proprio dovere di controllo e di verifica preliminari alla firma di qualunque accordo. A quanto pare questo compito non è stato assolto in maniera adeguata e ad oggi la nostra unica possibilità è la protesta e tentare di portare la problematica a livello nazionale.
Ma é mai possibile che dobbiamo sempre pagare le conseguenze di scelte prese da altri? Ricordiamoci che 50 anni fa "Carneade" decise di creare un petrolchimico a Gela…. Oggi si è scoperto che i tumori e le leucemie e i bambini nati con malformazioni a Gela sono in percentuali molto più alti rispetto alla media nazionale.
E se anche volessimo cinicamente mettere a confronto i benefici e i costi del MUOS-stro, noi benefici non ne vediamo, invece i costi e i rischi per i niscemesi sono tantissimi e non quantificabili con esattezza. Ergo, se i niscemesi avessero il potere di scegliere, non vorrebbero questo “coso” a casa loro.
 
Ma elenchiamoli alcuni di questi rischi (tratti liberamente su internet):
 
1) molti studi scientifici dicono che è normale che mutazioni genetiche e leucemie si manifestino solo dopo decenni, od addirittura solo ai naturali discendenti delle persone oggi esposte.
 
2) le onde elettromagnetiche delle installazioni militari sono caratterizzate da frequenze UHF e VHF (Ultra High Frequency e Very High Frequency), in alcuni casi simili a quelle emesse da un comune forno a microonde, ma con potenze mostruose che vanno dai 400.000W continui ai 2.000.000W di picco.
 
3) uno studio effettuato da due famosi oncologi americani sulla popolazione vicina ad una installazione simile, ha evidenziato numerosi casi di leucemia infantile.

4) 69 soldati addetti ai radar militari si sono ammalati di cancro tra il 1976 e il 1996.
 
 5) le onde da 2450 a 2.5 GHz (radar, satelliti, forni a microonde) penetrano nel cervello da 0.5 a 1 cm e sono dannose per gli occhi, il sangue ed i microrganismi.

6) onde da 10 a 100 GHz (radar militari e forni industriali) penetrano nel cervello per alcuni millimetri, disturbano il sangue e i microrganismi, possiedono una potenza energetica circa diecimila volte superiore rispetto a quella delle onde di 10 MHz.
 
7) studi epidemiologici hanno attirato l’attenzione verso i Campi elettromagnetici e i campi modulati a radiofrequenza come possibili fattori di rischio per leucemie, linfomi, tumori al seno, melanomi epiteliali, tumori al cervello".
 
8) bambini a lungo esposti a valori di CEM 50-60 Hz superiori a 0,2 microTesla – come quelli prodotti dagli elettrodotti ad alta tensione – hanno una probabilità doppia di sviluppare una leucemia rispetto a bambini esposti a livelli inferiori. I dati scientifici disponibili, giustificano seri sospetti sulla possibilità che i CEM determinino danni biologici, favorendo la carcinogenesi.
 
9) per densità di potenza elettromagnetica irradiata maggiore di 50 mw/cm2 vi sono rischi di possibili lesioni cerebrali, malformazioni fetali, morte per infarto.
 
10) Variazione del numero dei linfociti e granulociti, variazioni del livello di anticorpi e delle attività dei macrofagi, tachicardia, depressione, sterilità, aumento aborti, abbassamento della fertilità...


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giovedì, 29 gennaio 2009

Un’agglomerato industriale a Niscemi?

Si comunica che il Comitato Direttivo del Consorzio Asi di Gela ha approvato la ratifica dell’Accordo Istituzionale di Programma tra lo stesso Ente  ed il Comune di Niscemi per la realizzazione e gestione delle opere infrastrutturali e dei servizi dell’agglomerato industriale di Niscemi, che dovrà nascere in Contrada Mandrasecca per una estensione di 45 ettari, sulla S.S. 117 Gela-Catania a fianco della Diga Rendo.
 
Nella stessa seduta di Comitato Direttivo, è stato anche aggiornato il Programma triennale delle opere pubbliche 2009-11 del Consorzio Asi, in cui fra le priorità è stata inserita la ”urbanizzazione dell’agglomerato industriale nel Comune di Niscemi” con una spesa di massima prevista di 10 milioni di euro, ivi compresi anche i costi di espropriazione dell’area, da finanziare con fondi europei P.O.R. e con fondi nazionali F.A.S. (fondi per aree sottosviluppate).
 
La nascita di una zona industriale nella nostra città, sarà di grande importanza per la allocazione di attività industriali specialmente in materia di trasformazione di prodotti agro alimentari (carciofi, pomodori, peperoni, ecc.), per la crescita sociale ed economica delle nostre popolazioni.
 
In tale percorso, si è altrettanto fiduciosi, che le Istituzioni, le forze sociali ed economiche, unitamente alle forze politiche del territorio possano lavorare in sinergia e proficuità a prescindere la posizione ed il ruolo ricoperti di ognuno nell’interesse esclusivo dello sviluppo sociale ed economico di Niscemi e del nostro comprensorio.  
 
Niscemi 26-01-2009   
                                                
                                      Francesco Cannia, Francesco Di Dio e Saro La Porta
                             (Rappresentanti del Comune di Niscemi nel Consorzio Asi di Gela)
 
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giovedì, 08 gennaio 2009

Cento impianti fotovoltaici a costo zero per i cittadini


Cento impianti fotovoltaici installati gratis, con bolletta a costo zero per vent’anni, è il "regalo" di capodanno che l’amministrazione comunale di Niscemi, tramite l’intervento dell’"Energesco- Sicilia", amministratore unico ing. Sandro Occhione, fa ai niscemesi.

«L’amministrazione comunale - dicono l’assessore Gaetano Cipolla e il vice presidente del consiglio Gesuè Allia, ha già adottato il relativo atto deliberativo con cui si dà mandato all’Energesco di promuovere gli atti necessari per installare gli impianti fotovoltaici. A giorni - aggiungono i due amministratori - sarà pubblicato all’albo pretorio il bando pubblico per stabilire data e requisiti per potere partecipare alla selezione per entrare fra i cento fortunati che usufruiranno delle agevolazioni.

L’amministrazione, che metterà a disposizione gli strumenti tecnico- burocratici necessari per la realizzazione degli impianti, ha dimostrato di avere a cuore le esigenze dei cittadini». «La ditta che rappresento, dice l’ing. Occhione, è specializzata nell’effettuare interventi nel settore energetico in modo particolare nel solare fotovoltaico, sfruttamento dell’irradiazione solare.

L’Energesco, sottolinea l’amministratore unico, ha trovato disponibile l’amministrazione comunale di Niscemi che ha aderito al progetto ed è il primo Comune della Sicilia che sarà "servito". Il tempo per l’installazione del fotovoltaico è di sei mesi circa, e ha un costo di circa 300 euro per il pagamento dei vari balzelli, mentre la società trova "il partner di produzione" che finanzia tutto, rifacendosi dei costi con la vendita all’Enel dell’energia non utilizzata dal titolare dell’impianto fotovoltaico, quindi costo zero per il cittadino».


dal giornale "La Sicilia" del 4 Gennaio 2009
di Giuseppe Vaccaro
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mercoledì, 17 dicembre 2008

La stazione MUOS di Niscemi

dal giornale "La Sicilia" del 17 Dicembre 2008
di Giuseppe Vaccaro
Niscemi, città ad alto rischio salute e nessuno si muove con forza per renderla vivibile. I circa trentamila niscemesi sono a rischio tumori o malformazioni varie a causa dei fumi (uso Pet- Cok) provenienti dall'Eni di Gela, ma sono a rischio anche "radiazioni elettromagnetiche emesse da installazioni trasmittenti per le telecomunicazioni".
A Niscemi, contrada Ulmo, sta sorgendo il sistema Muos, a solo 2-3 chilometri dal centro abitato, mentre nell'Usa sono ubicate nelle zone deserte. Per questo è nato a Niscemi il "Comitato per la verità e la giustizia sociale- Uniti per Niscemi", di cui uno dei promotori è Giovanni Panebianco, già consigliere comunale. Il comitato, per richiamarle alle loro eventuali responsabilità, vuole "conoscere le autorità competenti che hanno rilasciato l'autorizzazione all'inizio dei lavori del sistema Muos, che avrà antenne paraboliche direzionali di dimensioni imponenti con potenze di milioni di watt, come se non bastassero quelle già installate da anni per il controllo della navigazione nel Mediterraneo".
Questa "condanna a morte", si legge nel comunicato del Comitato, decisa da miopi, disinformati e leggeri amministratori (tanto da mettere a rischio anche le loro famiglie) va rigettata con forza e si richiede formalmente al sindaco, al consiglio comunale e provinciale di volere convocare i consigli comunale e provinciale per fermare i lavori, fare interrogazioni ministeriali. Stanziare, poi, fondi per commissionare ad una società una indagine ambientale parallela a quella dell'Arpa".
Giuseppe Vaccaro
 
 
LETTURA DI APPROFONDIMENTO
Omissioni e segreti della stazione MUOS di Niscemi destinata alle guerre stellari USA
Le istituzioni siciliane di fronte all'allarme ambientale rappresentato dall'installazione a Niscemi della stazione terrestre del sistema di telecomunicazione satellitare MUOS. I lavori per ospitare i nuovi radar sono però iniziati segretamente il 19 febbraio 2008, senza che l'allora governo di centrosinistra rendesse pubblica la concessione dell'isola per le Guerre Stellari delle forze armate degli Stati Uniti d'America. E la stazione MUOS sorgerà all'interno di un'importante riserva naturale…
 
Sembra preoccupare perfino la Regione Siciliana l'installazione a Niscemi della stazione di controllo terrestre del Mobile User Objective System MUOS, il sofisticato sistema di comunicazione satellitare ad altissima frequenza (UHF) delle forze armate USA che integrerà comandi, centri d'intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, velivoli senza pilota, ecc.. L' 8 ottobre, durante la seduta del Consiglio regionale, l'assessore al turismo e ambiente, Giuseppe Sorbello, ha sollecitato il Consiglio siciliano per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN) a fornire “chiarimenti e un supplemento di istruttoria in relazione al progetto MUOS, per l'installazione di un sistema di comunicazione per utenti mobili da allocare nella riserva naturale di Niscemi”. “Data la possibilità di problematiche legate all'elettromagnetismo”, l'assessore Sorbello ha invitato il CRPPN ad “approfondire i pareri già rilasciati da altri enti prima del completamento dell'iter approvativi”. In particolare, il CRPPN dovrà richiedere al Comune di Niscemi (che ha già rilasciato il nulla osta alla valutazione di incidenza), di “esplicitare chiaramente se in sede di rilascio del nulla osta abbia tenuto nella dovuta considerazione la problematica riguardante le emissioni elettromagnetiche previste in progetto”. Nella stessa seduta, il Consiglio regionale ha pure inviato all'Arpa Sicilia (l'Agenzia Regionale Protezione Ambiente), gli elaborati e le relazioni di progetto, “per una istruttoria integrativa in particolare sulle emissioni elettromagnetiche previste e sulle eventuali refluenze che queste possono avere in contrasto con la biocenosi presente”.
Se con la richiesta di approfondimento dell'Assessorato all'ambiente, le associazioni che si battono contro i dilaganti processi di militarizzazione della Sicilia segnano un punto a favore, la seduta del Consiglio regionale ha reso pubblici alcuni elementi inquietanti. Il primo riguarda la decisione d'installare la potente stazione UHF all'interno della Riserva Naturale Orientata “Sughereta” di Niscemi. Istituita nel luglio 1997, essa rappresenta assieme al Bosco di Santo Pietro (Caltagirone), il residuo di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale. La riserva si estende per quasi 3.000 ettari ed ospita una fauna diversificata che annovera gatti selvatici, volpi, ghiri, picchi rossi maggiori ed upupe. Non poco in una delle zone della Sicilia dove impera l'abusivismo edilizio e sorgono alcuni tra i più devastanti complessi petroliferi nazionali.
Le carte in possesso dell'assessorato regionale rivelano inoltre che l'amministrazione comunale di Niscemi era da tempo a conoscenza del progetto MUOS, al punto di averne valutato – non si sa come – la compatibilità ambientale. Ciononostante i cittadini di Niscemi e dei vicini comuni di Gela e Caltagirone non sono mai stati informati dell'esistenza del pericolassimo programma militare, un segreto inespugnabile anche per il Parlamento italiano, mai chiamato a valutarne scopi e impatti geostrategici.
Lavori al via ben otto mesi fa
Mentre però la Regione siciliana chiede ulteriori approfondimenti sulla “futura” stazione MUOS, le autorità militari statunitensi hanno iniziato da tempo a Niscemi i lavori per ospitare tre grandi antenne radar circolari con un diametro di 18,4 metri e due torri radio alte 149 metri, e realizzare una centrale di comando, depositi carburanti e strade di collegamento (valore complessivo superiore ai 43 milioni di dollari). Le prime opere di movimentazione terra e di predisposizione delle piattaforme per l'impianto MUOS hanno infatti preso il via lo scorso 19 febbraio, dopo una breve cerimonia a cui partecipò, tra gli altri, il direttore del Mobile User Obiective Program della Us Navy, Wayne Curls. Secondo quanto riportato in una nota “interna” dell'U.S. Naval Computer and Telecommunication Station Sicily” (NavComtelsta – Ncts, il comando che coordina le attività dell'esistente stazione di telecomunicazione navale di Niscemi), nel corso della sua visita, Wayne Curls ha descritto le enormi potenzialità del sistema MUOS. “Quando il sistema sarà pienamente implementato – ha dichiarato – i sistemi di Guerra avranno la completa capacità di comunicazione per rispondere a tutte le richieste di missione in qualsiasi parte del mondo”. Sempre secondo NavComtelsta, “inizialmente i lavori saranno eseguito dai contractors e la nuova infrastruttura comporterà un piccolo aumento nel sito del personale della Marina Usa. La realizzazione della stazione è prevista entro tre anni. I lanci dei satelliti saranno eseguiti entro il 2010, così il sistema sarà MUOS sarà online nel 2011”.
Lavori a pieno regime, dunque, e dal 19 febbraio 2008, data in cui presidente del consiglio era ancora Prodi e ministro della difesa Parisi. Il governo di centrosinistra aveva concluso la sua effimera legislatura senza rispondere alle interrogazioni di alcuni parlamentari di Rifondazione Comunista e Verdi che avevano chiesto conferma delle indiscrezioni stampa sul piano d'installazione in Sicilia del nuovo sistema satellitare. Più grave ancora l'omissione del comandante dei reparti dell'Aeronautica militare italiana di stanza a Sigonella, Antonio Di Fiore, che nel corso di un'ispezione parlamentare a Sigonella del deputato Cannavò (Prc), il 31 marzo 2008, aveva smentito con fermezza la realizzabilità del MUOS. “Anche volendo – aveva dichiarato Di Fiore – la stazione radar non si potrebbe realizzare a Sigonella perché la gestione non è compatibile col volume di traffico civile gestito dal radar militare esistente nel vicino aeroporto di Catania-Fontanarossa”. L'alto ufficiale ovviamente preferì sorvolare sul fatto che da più di un mese erano stati avviati i lavori MUOS nella vicina Niscemi, località prescelta in sostituzione di Sigonella proprio per ridurre l'interferenza delle onde elettromagnetiche sui sistemi di bordo degli aerei, ma soprattutto per “evitare” che le emissioni potessero avviare la detonazione degli ordigni presenti nella grande stazione aeronavale, come accertato nel 2006 da uno studio delle società statunitensi AGI - Analytical Graphics, Inc., e Maxim Systems.
Di contro nessuno se l'è sentita a valutare i possibili effetti delle onde elettromagnetiche sulle popolazioni che vivono nei pressi dell'installazione di Niscemi. Le ricerche in materia non mancano, anche se sono ancora troppo poche quelle relative all'emissione dei sistemi radar e di telecomunicazione militare. Sufficienti però a delineare scenari estremamente preoccupanti.
Fra tutte, spiccano le risultante dell'inchiesta su “Gli effetti associati all'esposizione umana nella Waianae Coast ai campi di radiofrequenza” dell'installazione militare LF (bassa frequenza) di Wahiana, realizzata nel 1999 dagli oncologi statunitensi Maskarinec, Cooper e Swygert per conto del Dipartimento alla Salute dello stato delle Hawaii. La base militare di Wahiana è di proprietà della Marina Usa e può essere considerata come una “sorella” della stazione di Niscemi, anche perché destinata ad ospitare un secondo terminal terrestre del sistema MUOS. Ebbene, lo studio dei ricercatori si è incentrato sulla popolazione infantile della Waianae Coast, evidenziando ben 12 casi di leucemia nel periodo 1979-1990. Sette di questi casi (tutti accaduti negli anni 1982-84), sono stati definiti “inusuali in termini di sesso, età e tipo di leucemia”. I rischi di esposizione sono stati definiti altissimi per i bambini residenti in un raggio di 2,8 miglia intorno ai trasmettitori.
Una selva di antenne ad altissimo costo energetico
Attualmente a Niscemi sono installate una quarantina di antenne di trasmissione HF (alta frequenza) ed una LF. Quest'ultimo impianto trasmette su una frequenza di 39,9-45,5 kHz, contribuendo alle comunicazioni supersegrete delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di Stati Uniti ed alleati NATO. A partire dalla fine degli anni '90, le stazione di Niscemi, Aguada (Portorico), Keflavik (Islanda) e Awase (Giappone) sono state dotate del sistema di trasmissione LF “AN/FRT-95”, che ha consentito alle forze armate Usa di accrescere la copertura nelle regioni del Nord Atlantico e del Nord Pacifico. Il trasmettitore AN/FRT-95A opera tra i 24 ed i 160 kHz con una potenza compresa tra i 280 kW e i 500 kW, ma il sistema permette l'estendere in caso di necessità sino ai 2,000 kW.
A seguito della chiusura della stazione di Keflavik, nel dicembre 2006 sono state assegnate a NavComtelsta - Niscemi tutte le funzioni di collegamento in bassa frequenza con i sottomarini strategici operanti nella regione atlantica. L'impianto terrestre MUOS sarà in VHF-UHF (Very High Frequency ed Ultra High Frequency), con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 244 e i 380 MHz. Le onde radio VHF-UHF attraversano la ionosfera senza venire riflesse e per questo vengono usate per le trasmissioni extraspaziali con i satelliti artificiali. Esse possono anche essere usate per trasmissioni terrestri oltre l'orizzonte utilizzando le irregolarità della troposfera (la parte bassa dell'atmosfera). Queste irregolarità riflettono le onde in tutte le direzioni, consentendo ai segnali UHF di disperdersi su vaste aree geografiche.
Se è ignoto l'impatto su salute dell'uomo e ambiente delle onde elettromagnetiche della stazione di Niscemi, amministratori e cittadini dovrebbero comunque allarmarsi per gli additivi ed altri prodotti nocivi contenuti nelle spropositate quantità di gasolio divorate dagli impianti di telecomunicazione della base. Stando ai dati forniti dal Pentagono, nel solo periodo compreso tra il 2003 e il 2005 il “Sito di Trasmissione” di Niscemi è stato rifornito di 2.100.000 litri di gasolio (tipologia DF2), pari ad un consumo di 700.000 litri l'anno. Di per sé il dato non dice molto se non lo si compara con il consumo di altre infrastrutture militari Usa in Italia, ben differenti per grandezza e funzioni dalla “minuscola” stazione di Niscemi. A Sigonella, ad esempio, nello stesso periodo sono stati consumati 10.400.000 litri di gasolio; 9.100.000 di litri il consumo a Camp Darby (Livorno); 18.000.000 ad Aviano (Pordenone). Che Niscemi sia una stazione del tutto “anomala” dal punto di vista energetico, traspare dalla verifica dei consumi di altre importanti installazioni di telecomunicazione che gli Stati Uniti possiedono in Italia. Il potente impianto di generazione elettrica per i sistemi radar di Napoli-Capodichino, ad esempio, ha richiesto appena 550.000 litri di gasolio DF2. La stazione Usa-Nato dell'isola di Tavolara, in Sardegna, anch'essa utilizzata per le comunicazioni LF con i sottomarini, ha divorato 300.000 litri, quantità sette volte inferiore a quella di Niscemi.
Ma chi controlla la dispersione dei prodotti di combustione nell'atmosfera, nel suolo e nell'acqua dell'onnivoro impianto siciliano?
 
 
Fonte Megachip di Antonio Mazzeo
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lunedì, 20 ottobre 2008

Quando il pastore non è costretto a traslocare



Stamattina mi chiedevo come fosse andata la prima edizione de “la Notte Bianca”, se fosse stato un successo oppure un flop, quali le cose da migliorare e da salvare. Per evidenti ragioni “chilometriche”, tanti di noi  non hanno potuto prendervi parte. Per quanto mi riguarda ho avuto comunque la fortuna di visitare uno spicchio di Borgogna, nell’Est della Francia.

In questa bellissima regione, esistono immensi vigneti coltivati a Pinot Noir e Chardonnay che si perdono a vista d’occhio. Questa striscia di terra è anche conosciuta come Cote d’Or forse per via del colore giallo oro che assumono queste terre ad inizio autunno a causa delle foglie che cominciano ad ingiallire: un paesaggio che vale la pena di scoprire.

In queste terre, esistono migliaia e migliaia di piccoli viticultori, semplici agricoltori e piccoli imprenditori agricoli, che hanno fatto della vigna e della bevanda che ne deriva una passione ed il senso stesso della loro esistenza. Ad essi si aggiungono altri operatori dediti ad attività agro-pastorali tra le più svariate,  che vanno dalla produzione artigianale della famosa (almeno nel nord Europa) “moutarde  de Dijon” D.O.P., ad allevamenti caprini e ovini che danno eccellenti formaggi D.O.P. (qui la Denominazione di Origine Protetta è arrivata parecchi decenni fa!).

Questa gente, molto semplice in fin dei conti, è riuscita a trasformare il lavoro della terra, le tradizioni artigianali e agro-pastorali in una fonte di sviluppo socio-economico e culturale, mantenendo quasi inalterate il senso di tipicità e autenticità dei secoli passati.

Quando ci si inoltra a piedi tra i vigneti ( qui é possibile nel rispetto della proprietà altrui!) e le masserie, che qui chiamano Châteaux o Domaines, o si attraversano i piccoli villaggi rurali, si respira il profumo di una civiltà contadina che altrove è ormai andata.

La cosa interessante è che è in continuo aumento il numero di persone, (per comodità chiamiamoli turisti) che é alla ricerca di queste atmosfere e queste sensazioni. I Francesi l’hanno capito da molto tempo e si sono spesi e continuano a farlo con l’obiettivo di valorizzare la tipicità e l’autenticità integrandola alla modernità e al progresso che inevitabilmente arriva. E se ne colgono gli effetti: centinaia i turisti (soprattutto inglesi, tedeschi, belgi e olandesi) che in questi fine settimana autunnali visitano questi paesini, ammirano incantati i vigneti, bevono il Bourgogne D.O.C, degustano i loro formaggi e si fanno spedire confezioni regalo presso i loro domicili.
 
Inevitabilmente i miei pensieri andavano a Niscemi e ad un articolo apparso su “La Sicilia” a firma di Giuseppe Vaccaro. 

Secondo il giornalista qualcuno vorrebbe (non sia solo lui questo qualcuno?) che l’ovile che si trova a pochi metri dal viale sottostante il belvedere sia trasferito ad altra sede perché, a suo dire, “sembra un controsenso, non solo da punto di vista igienico - sanitario, ma anche dal punto di vista  panoramico”.

Ecco, seguendo l’esempio dei francesi, non sarebbe forse più utile riflettere su come valorizzare i prodotti dell’agro-pastorizia niscemese quali la ricotta, la tuma e il pecorino (e dei prodotti artigianali niscemesi in senso lato)? non sarebbe lungimirante riflettere su meccanismi che permettano d’"integrare” l’ovile nel paesaggio che è possibile ammirare dal viale, nel rispetto delle condizioni igienico-sanitarie che, ad ogni modo, la legge richiede di rispettare? La logica non suggerirebbe di scrutare altre vie che permettano a Niscemi, ai niscemesi, ai turisti e al pastore, un  mutuo giovamento dall’insistenza dell’ovile nel luogo in cui è stato per decenni invece di decretarne la sua eliminazione?

In parole semplici se gli si spiega (al pastore) che rispettando alcune regole di igiene e di decoro potrebbe magari organizzare regolarmente dei momenti di assaggio e degustazione e vendere i suoi prodotti ai visitatori che potrebbero cosi prolungare la loro passeggiata profittando delle belle giornate di sole....e forse non sarebbe obbligato a traslocare!

Nel frattempo mi rimane il dubbio su come è andata la Notte Bianca a Niscemi….
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